alessio.erioli's profileAle2x caféPhotosBlogLists Tools Help

Ale2x café

virtual lounge & fusion place

ale2x café

September 06

Trasloco

Per motivi che non vi sto ad elencare (essenzialmente rinnovo locali dato che gli attuali sono diventati un po' ostici da frequentare) Ale2x café trasloca!
 
In queste pagine saranno mantenuti i post fino a quello attuale (o fino a quando il signor spaces.live.com non deciderà di toglierli).
 
Eccovi il link -> Ale2x café
April 16

Frutta spaziale

 
Una banana gigante fluttuerà sui cieli del Texas.
No, non ho fumato roba cattiva, nè ho avuto incubi o allucinazioni post-peperoni, si tratta di Geostationary Banana over Texas, un progetto elaborato da un team di artisti, grafici e ingegneri aerospaziali (riuscite a immaginare un mix più improbabile? Ah, sì, c'è pure un consulente legale). La banana, un enorme aerostato in legno di bamboo rivestito di nylon studiato per sorvolare il Texas grazie a un mix di spinte naturali e giroscopi ad elica alimentati dal vento, sfrutterà la logica di volo del boomerang per entrare in posizione geostazionaria sui cieli del Texas.
Un pezzo di arte pop (è dichiarato l'omaggio a Warhol - pensate alla copertina del disco dei Velvet Underground), con la sua carica di ironia, assurdità, leggerezza, iconicità. Surreale ed onirica. Ma anche contemporanea nella sua logica: è anche un progetto open-source a cui si può partecipare.

Pubblicità marrone

 
A volte l'international glamour non è la scelta migliore.
Una nota ditta di cosmetici ha appena lanciato una linea di prodotti per l'estate e ha tappezzato Bologna di questi splendidi manifesti... chi è bolognese forse sta già ridendo; per tutti quelli che ignorano lo slang felsineo: bronze = peti.
February 06

Videodrome – il nullificatore assoluto

(Il nullificatore assoluto è l’arma ultraterrena con cui i Fantastici 4 sventano la prima minaccia di Galactus alla terra – “La venuta di Galactus”, Stan Lee & Jack Kirby, 1966 Marvel Comics)

Se Andy Warhol fosse ancora vivo forse farebbe i salti di gioia, o più probabilmente non scomporrebbe di un millimetro la sua corrucciata ed enigmatica espressione limitandosi ad un laconico “io ve l’avevo detto”. Ovviamente si parla dei famosi 15 minuti di fama.

Fama che non necessariamente è positiva, dato che, nel caso del video, fa più rima con “esposizione” che con “gloria”. Il video è potere, potere assoluto al di là del bene e del male, in grado di bruciare privacy e l’identità in tempi e modi tristemente sbrigativi. Anche se, a volte, a qualcuno è concesso risorgere dalle proprie ceneri e accedere allo status di “sopravvissuto” (o addirittura “martire”), perché ciò che lo aveva distrutto diventa calvario, il fango ricevuto ha effetti terapeutici, tanto da restituire la verginità mediatica con tanto di cicatrice da esibire ad imperitura memoria.

Esibire, poiché esibire è lo scopo assoluto. Si deve esibire tutto, sempre. Nulla resterà nascosto all’implacabile occhio fiammeggiante (del video, non di Sauron che, ironia delle metafore, braccava un anello che donava l’invisibilità ma che, una volta indossato, svelava al signore oscuro la presenza del portatore). Il video ti incorona, il video ti sputtana. Il potere delle telecamere piega a sé le forze dell’ordine, i politici, dona lo status di intoccabile, investe di divina luce i propri protetti. E non importa quanti saranno, l’importante è che qualcuno veda, che qualcuno sappia attraverso il video.

“Ti mando in onda” è la minaccia definitiva, la promessa definitiva, l’aspirazione definitiva. La nullificazione assoluta.

December 18

Borsa in calo

 
 La Sala Borsa di Bologna è (tra qualche settimana si dirà, purtroppo, "era") uno dei più bei luoghi di incontro e scambio culturale della città. La caratteristica fondante del successo di questo luogo è quella meravigliosa piazza coperta ricavata nell'ex sala da cui prende il nome, una volta luogo per eccellenza degli scambi commerciali.
In quella piazza, ancora per pochi giorni, sono presenti (oltre all'ingresso ad una meravigliosa biblioteca) bar caffetteria, wine bar, ristorante e una libreria, impilati sui 3 piani di logge ad anello che circondano il vuoto centrale. Per un mancato rinnovo di un contratto la libreria chiuderà a breve.
Ed è un vero peccato.
Perché il pregio più grande di questo luogo è proprio la fluidità con cui lo si può vivere: leggere in biblioteca, fermarsi per un caffè o un aperitivo la sera (la piazza e le relative attività commerciali sono aperte fino alle 24), magari comprarsi un libro (o un CD, o un DVD) a cui ci si è appassionati o che si vuole avere anche a casa e magari leggerselo proprio al bar. Oppure semplicemente approfittare di un aperitivo per cazzeggiare tra le bancarelle e magari alzare la misera percentuale di libri/anno che l'italiano medio è solito acquistare. Ovvero: un motivo in più per vivere liberamente il proprio bisogno di approfondimento culturale e ludico, in un contesto che invita alla socializzazione. Ed è anche un peccato che una biblioteca del genere non possa stare aperta non fino alle 24 ma 24 ore su 24.
Si accampano problemi di finanziamenti, di risorse, di personale, lasciando una volta di più in questa città che (ahimè!) sento di amare sempre meno per le continue delusioni che da lei ricevo, lasciando dicevo una volta di più morire una cosa bella e straordinariamente utile e necessaria ad elevare il livello di convivenza civile e quello culturale perchè ritenuto, da una mentalità sempre più legata a logiche meschine e visioni ristrette, di secondaria importanza.
E' grave la cosa in sè, ancora più grave è che la cosa in questione è un sintomo di qualcos'altro che è ancora peggio.
November 13

Antirughe per uomo

WARNING: explicit content - keep away from children
 
Antirughe per uomo.... antirughe per uomo... questa espressione mi ha sempre evocato alla mente le immagini degli oggetti di Donald Norman tipo la caffettiera per masochisti, il martello curvo o il preservativo di pizzo.
A cosa diavolo serve una crema antirughe a un uomo? (prima di questa domanda ci sarebbe da chiedersi a cosa serve una crema antirughe giacchè le rughe sono, clinicamente parlando, cicatrici, e come tali indelebili).
 
E poi, grazie all'illuminazione fornitami da un caro amico di Padova, ho capito! Non è per la faccia! Beh, salvo casi eccezionali... ebbene sì: è per quelle fastidiose grinze alla sacca scrotale!
 
Mai più "palle grinze"!
 
 

October 09

Pink Rabbit

C'è un coniglio rosa Gigante ad Artesina, vicino a Cuneo.

No, non è una visione avuta sotto allucinogeno, ma Hase; un'opera (tra scultura, performance e land-art) del gruppo GELITIN. Lo potete visitare, salirci sopra, sdraiarvici (è morbido!) per sentirvi piccoli piccoli, oppure solo per rimirare il paesaggio.


Trovate alcune foto nella mia galleria Hase.

Altre info sul progetto
qui.

2008: no more limbo


Ratzinger ha ufficialmente dichiarato che il limbo sarà abolito nel 2008.

Approfittatene! Potrebbe essere l'ultima occasione per passare sotto quella barra!



September 13

Lavori casalinghi: come travasare la bile

Immaginate di lavorare ad un obiettivo. Metodicamente, coscenziosamente e intensamente. Calibrate il vostro lavoro, limate certe imperfezioni perchè finalmente non improvvisate ma prendete il problema per tempo, fate le dovute controanalisi e trovate soluzioni che, se non ottimali, sono ben più che accettabili.
Immaginate che a questo obiettivo state lavorando con il vostro superiore, il quale è titolare responsabile ma ha grande fiducia in voi e risulta soddisfatto (o almeno così pare) del vostro lavoro. Si discute, ma si cava fuori sostanza. Insomma, vedete finalmente concretizzarsi una struttura organica e questa struttura piano piano prende forma.
Immaginate di essere ad un passo dall'obiettivo, che il lavoro svolto finora non può che aumentare prestigio e serietà vostre e del vostro superiore (il quale ultimamente, per caratteristica di intrinseca umorale incostanza, vedeva la propria serietà e professionalità intaccata dall'esterno). Siete quasi contenti.

Riunione decisionale con il gruppo di lavoro, al quale dovrete render noti i risultati del vostro lavoro, che altro non sono che le linee guida e le strategie che il gruppo dovrà adottare in futuro.

Alla riunione improvvisamente vi accorgete che i mesi precedentemente trascorsi si sono improvvisamente sublimati in una nuvola di etereo, inconsistente gas inerte. La bocca del vostro capo si apre, parla, ma non una parola di quello che sentite coincide minimamente con gli ultimi 4 mesi di discussioni. Oltretutto sentite pesantemente il ritorno di quella infelice e maldestra improvvisazione organizzativa che vi ha penalizzato negli ultimi anni e per combattere la quale vi siete dannati in questo ultimo lasso di tempo.

Ecco il momento giusto per travasare la vostra bile. Mi raccomando preparate un bel vaso capiente e resistente agli acidi (il PVC è un ottimo materiale, quando non potete disporre di acciaio inox). Quando il travaso è terminato (abbiate pazienza, la mia ci ha messo 2 giorni e mezzo...) potete utilizzare la bile raccolta in mille modi diversi. Uno dei più consigliati è conservarla in una o più dosi per gettarla addosso a chi vi ha procurato il travaso al momento più opportuno.

Se avete altri suggerimenti su come usare della bile appena travasata scrivetelo pure!
August 02

Buone Vacanze

 
Bologna è più o meno così d'estate... arrivederci a settembre!
July 10

Pallonari e sciambàgn

 

 

Lo confesso: ho goduto come un porco.

June 22

isypil e internètt

Poche ore fa, mentre tenevo la tv come colonna videosonora del mio rituale mattutino, mi sono ritrovato a fissare ancora in stato semicatatonico una pubblicità di insalate pronte a base di tonno che magnificava le doti di una linguetta per facilitare l'apertura denominata "isypil". Easy-peel (pela facile), "E-a-s-y-p-e-e-l" ha scandito la mia assonnata memoria linguistica. Certo, chiamarlo "il pelafacile" faceva poco "giuovane", un prodotto fresco e dinamico ha bisogno di termini che ne dichiarino la filosofia, il concept.
 
Ma c'è un altro motivo per cui l'utilissima linguetta assume tale denominazione: la presunta incapacità di assimilare il termine originario per associarlo con immediatezza al prodotto. Così come non possiamo sforzarci di assimilare concetti come "videotelefono cellulare" (dobbiamo chiamarlo, e pensarlo -poichè non siamo assolutamente in grado di gestire siffatta complessità-, come "tivufonino"), o "internet box" (lo "scatolotto").
 
A volte alcuni termini permeano questa barriera di accademici della crusca popolare, deformati e distorti dalla nostra celeberrima pigrizia linguistica (ìnternet diventa internétt e così via), contribuendo ulteriormente alla trasformazione della cultura mondiale in mito nazional-popolare.
 
Vi è un diffusissimo uso del vezzeggiativo e del diminutivo, per illuderci di portare uno strumento complesso alla portata di chiunque, anche del più scemo tra gli scemi che però deve poterlo usare (per consumare, ovviamente).
Perchè il target a cui si rivolge non ha, secondo quanto pensano i vulcanici creativi che partoriscono gli spot,  un cervello vero e proprio; risiede nella scatola cranica (ops... nello scatolotto) un suo vezzeggiativo o un suo diminutivo: un cervellino, un cervelletto (o un cervellotto). Dotato magari di isypil per aprirlo a distanza e occuparlo più facilmente con pallidi e riduttivi surrogati di culturame superficiale e mediocre.
June 21

nota a margine: coincidenze

Sabato 17.06: è appena finita Italia-USA con un tristissimo 1-1 (lo ammetto, non mi piace il calcio-business nè le espressioni da divi poco inclini alla fatica dei nostri calciatori, ma una bella vittoria della nazionale mi avrebbe fatto piacere) e prima ancora che si possa insultare i calciatori nostrani per la vergognosa prestazione ecco la pubblicità.
 
E' la nuova campagna FIAT, dove Trapattoni esorta i nazionali juventini alla filosofia del lavoro esaudendo il desiderio di una cospicua fetta di pubblico (appassionato di calcio e non): mandare i calciatori a lavorare. Facchini, fruttivendoli, traslocatori. Un lavoro vero insomma. Magari anche parimenti stipendiato.
 
Peccato sia solo fantasia.
May 24

Il codice che vince

 
Come si spiega che un libro mediocre (di grandissimo successo sì, ma davvero mediocre come scrittura, anzi, meno di mediocre), che mette insieme una trama tinteggiata di esoterismo e che non è nè il primo, nè il più polemico e nemmeno il più storicamente coerente nelle ipotesi che lancia contro la Chiesa Cattolica (non la religione, la Chiesa come istituzione) sia oggetto di tanta polemica, dibattito, addirittura messo all'indice (se ne sconsiglia la lettura e la visione del film, molte librerie cattoliche non lo vendono) ora che ne è uscita la versione cinematografica?
 
Com'è possibile che un romanzo (nemmeno la pretesa di essere un saggio), con precedenti di ben altro livello, susciti tanto scalpore tra le tonache nere, bianche e porporate?
 
Forse perchè essendo scritto in modo banale ed elementare, e basandosi su continui colpi di scena, ha avuto e sta avendo una diffusione incredibile su scala mondiale? Forse perchè così facendo intacca quello che è il vero potere della Chiesa come istituzione, ovvero la strisciante onnipresenza in ogni aspetto del quotidiano come silenzioso (ma unico) punto di riferimento spirituale?
 
Pur senza nessuna pretesa di credibilità, e con lo stesso meccanismo gnostico della televisione (ovvero veicolare miti più che cultura, riducendo la profondità delle cose a banalizzazioni di superficie e di facile attecchimento), il thriller di Brown sta diffondendo la convinzione che l'idea di Cristo e della religione potrebbe poi non essere quella che la Chiesa ci vuole imporre, ma qualcosa di più vicino al nostro costume quotidiano (proprio come fa la televisione quando imposta i target programmi sui dati di ascolto Auditel).
 
Probabilmente il successo del libro (tra l'altro, che questo affare debba avere lo stesso sostantivo che si usa per una pubblicazione di Calvino mi irrita alquanto...) si deve al fatto che ormai era da tempo che si aspettava qualcuno che desse un fondamento ad una religione più cool.
 
"Ehi, è fico! E' storia, baby!"
May 15

Tequila sunrise

 

Olafur Eliasson _ The weather project | TATE Modern, London

April 13

Quiet Please

 
Ho visitato il Salone del Mobile venerdì 7 aprile. Nonostante lo sfarzo e la pantagruelica ostentazione di novità novità novità ai miei occhi c'era solo l'ennesima uscita di un trend destinato a consumarsi sempre più velocemente accanto al quale, forse proprio per il bisogno di certezze che viene meno e la cattiva abitudine diffusa di cercarle sempre nel passato più che nel presente, campeggiavano (facendo la figura dei giganti intramontabili) i classici del grande design di qualche decennio prima (Joe Colombo, Le Corbusier, Gaetano Pesce, Eileen Gray).
La visivamente sovrabbondante (ma non priva di spunti interessanti) cornice degli edifici di Fuksas aggiungeva altra carne al fuoco.
Trasferimento in zona Duomo. Poco distante c'è lo STRAF hotel di Vincenzo De Cotiis, straripante trionfo di materiali (lussuosi e poveri) usurati e lavorati fino allo stremo delle loro possibilità espressive. Un esercizio di stile che ha radici nlle opere di Burri, con angoli a volte suggestivi, altre volte un po' stucchevoli.
Accade poi che nel pomeriggio inoltrato arrivo al Teatro Armani di Tadao Ando, in zona Tortona. Già all'ingresso l'impressione è quella di varcare un confine di stato (mentale): tre materiali tre (granito a terra, cemento e acciaio zincato usato come una preziosa seta argentata), il resto, come sempre nelle architetture di Ando, è luce e spazio. Infatti a metà del corridoio d'ingresso si apre una vetrata su una chiostrina fatta di nulla, un giardino dell'assenza pura (definirlo zen mi sembra poco...), quattro pareti finestrate e una lastra di acqua liscia e nera che le raddoppia.
 
Silenzio.
 
Verso sera, uscendo, un pipistrello volteggia nervosamente in quella chiostrina, lasciando a tratti l'eco della sua vicinanza in lievissimi cerchi che si aprono lentamente sul nero.
April 01

Protocollo 666

Come è ormai noto, nel caso della strage di Caraffa è stato trovato un contratto con Satana. Uno si immagina il diavolo, vestito di giacca e cravatta ma dai lineamenti sinistramente accentuati verso l'alto, il pizzetto o cose del genere, che porge al sacrificante una pergamena vergata in caratteri gotici e una penna nera da intingere nel suo stesso sangue onde apporre il proprio nome. Pergamena il cui testo ha toni solenni e lievemente apocalittici, magari dalle sfumature auliche nel linguaggio e nella grammatica.
E invece no.
Il rappresentante supremo del Male padroneggia perfettamente la tecnologia moderna e si destreggia tra le pastoie della burocrazia al pari di uno slalomista tra i pali stretti; del resto è evidente a tutti che i computer sono una maledizione e la burocrazia un inferno (bella scoperta!). E quindi alla luce di questo percorso logico (che il mio cervello ha fatto nel giro di pochi secondi) che ho vissuto qualche attimo di spiazzamento nel vedere inquadrata dai telegiornali la scritta in calce al contratto "per accettazione, Satana". A quanto pare il contratto è un modulo scaricabile da internet (esattamente come certi modelli di apertura contratto con un'azienda) in cui i simboli satanici in realtà non sono che il corporate logo.
Forse il diavolo non è un avvocato, di sicuro è un notaio.
March 18

Pubblicità catartica

Ogni pubblicità ha il suo target: se una pubblicità non ti piace, evidentemente non rientri nel target previsto da quel messaggio.

Ma che target hanno le pubblicità catartiche? A chi si rivolgono?

Cosa sono le pubblicità catartiche?

Sono pubblicità (soprattutto di automobili o di beni di consumo non proprio di prima necessità tipo amari, etc.) nelle quali si vedono persone nell’atto di compiere un gesto catartico, liberatorio, che “rompe” con le convenzioni, in modo da identificare l’oggetto pubblicizzato come la pietra filosofale dell’avvenuta catarsi. Il senso è chiaro: “compra questa macchina (o bevi questo amaro) e sarai libero, imperatore del tuo regno, e le tue più profonde aspirazioni potranno diventare realtà; potrai sfogare tutte le tue repressioni (soprattutto sessuali), abbandonando le cattive convenzioni di tutti i giorni che ti tengono prigioniero, tu, novello Montecristo prigioniero del lavoro d’ufficio”.

E se questa discutibile logica produce anche spot di pregio (“qualcosa è cambiato” in cui una splendida fotografia accompagnata da una evocativa colonna sonora incornicia “il” momento in cui certe cose cambiano, in modo non banale: una coppia che fa spazio in casa per una culla, una insegna che viene montata, foto di un ex gettate da un ponte senza sorrisetto ebete sulla faccia; insomma, gesti che potrebbero davvero essere di tutti i giorni), più spesso non mostra altro che adulti che si comportano da idioti, spacciando il tutto per trasgressione, appunto, catartica.

Tipo: uomo che usa il cellulare come sasso da lanciare sull’acqua (ma non lo sai spegnere?!?), impiegata che abbatte i divisori di un ufficio open space (e se uno volesse fasi i cazzi suoi? Ma perché non ti fai 5 minuti al bar?), ragazzo che nel tempo libero rischia l’osso del collo facendo il bungee-jump con gli amici (e chi non lo fa?!?) e non contento accusa il figlio con aria spiritosa, il modello (o la modella) che pilucca una goccia di amaro dal dito di una persona dell’altro sesso e poi esulta come se avesse segnato ai mondiali (non hai i soldi per un bicchierino? Il dottore ti ha proibito gli alcolici?), il modello di turno che salta sui piloni del molo (distanti 50 cm fra loro…) per far vedere che il profumo che usa è perfetto per lui, uomo libero e atletico, o quello capellone di qualche tempo fa che faceva il coglione in casa schiantandosi con lo skateboard (stile Jackass) e non contento si riguardava le riprese delle sue gesta annusandosi l’ascella (che classe!).

Di certo la colpa è del sistema di convenzioni cattivo cattivo che ti rende schiavo e non ti consente di goderti la vita, mentre macchine, profumi, alcolici ti ripagano in 5 minuti scarsi di 8 e passa ore di sofferenza quotidiana sul posto di lavoro.

Caro il mio coglione (così è definito, in gergo tecnico, il target principe della pubblicità catartica), possibile che tu non ti renda conto che sei proprio schiavo di quella stessa pubblicità e non delle convenzioni che ti sei inventato? Possibile che non capisci che è infinitamente più importante cercare di rendere migliori quelle 8 e passa ore che non trascorrerle di merda e scaricare la tua insoddisfazione su merce che ti ubriaca con l’illusione della libertà?

February 14

S. Valentino

 
Protettore del Made in Italy e della cotonatura.
February 08

Il massimo della vita _ messaggio pubblicitario

Non esistono più sogni irrealizzabili! (e parte una delle muscihe più irritanti degli ultimi 25 anni)
 
Davvero? E quali sono i sogni dell'italiano medio?
 
1. credito illimitato sul cellulare
2. essere bellissimo
3. giocare in nazionale
4. fidanzarsi con una velina
 
Cosa vuoi di più dalla vita? No, aspetta, non sarà mica un amaro, eh?!?
January 26

Casa di riposo per artisti obsoleti

 
Uno dei miei sogni più perversi (e per questo più belli) è aprire una clinica o casa di riposo per vecchi personaggi obsoleti della musica e dello spettacolo (il nome originale era "Clinica per vecchi musicisti rincoglioniti"). Avete presente quelle cariatidi che ogni tanto spuntano dal video e cantano il loro successo di 30 anni fa? Quelli che suscitano in noi come primo pensiero la frase "ma... è ancora vivo"? Oppure gente con un passato più che dignitoso, a volte leggende che però non hanno capito quando la parabola della loro carriera stava irrimediabilmente andando in fase discendente e hanno continuato a proporsi con materiale imbarazzante, causando eguale imbarazzo a chi li ha amati e non ce la fa a vederli umiliati in cotal guisa (scusate l'italiano aulico...)?
 
Ecco, in questo luogo che vorrei creare, operatori professionali qualificati ricreano lo staff tecnico, i presentatori e un pubblico che ascolta con attenzione questi relitti alla deriva mentre si esibiscono in grandi sale allestite come perfette riproduzioni di teatri e studi televisivi famosi, li applaudono e gridano di gioia, si accalcano realisticamente per chiedere loro un autografo mentre altri operatori con altrettanta professionalità simulano bodyguards attentissimi, insomma, ridanno loro la gioia di essere famosi senza danneggiare il pubblico vero.
 
Alcuni candidati ideali per questa casa di riposo: Rita Pavone e Tony Renis, Celentano, Pino Daniele (anche se ultimamente si è rivalutato... ma l'ingresso se l'è meritato per "che dio ti benedica"), i Cugini di Campagna, Mike Buongiorno, Pippo Baudo, Raffaella Carrà, Maurizio Costanzo, i Pooh, Umberto Smaila ma anche Joe Cocker, Robert Plant....
 
Voi chi mettereste?
 
E a chi la intitolereste?
January 24

Reality

 
 
Dopo aver assisitito in differita (su Blob) al match Pappalardo vs Zequila per la cintura dei pesi Monnezza della TV italiana apprendo che ci sono state numerose proteste dei telespettatori e addirittura richieste di rimborso del canone RAI. Ma come? E fino ad ora andava tutto bene?
Ma vediamo la moviola.E' ormai da qualche anno che imperversano in tv personaggi le cui qualità non sono ben chiare, se non del tutto assenti, diventati famosi grazie ad una paziente costruzione di una facciata davanti al nulla, tacchini e anatre rigonfie di steroidi mediatici che si sciolgono se stanno troppo esposte al calore dei riflettori. Questi pseudo Barry Lindon (lì però la regia era di un certo Kubrick, non di Pingitore) non scalano la gradinata del successo, prendono addirittura l'ascensore (perchè le scale non si degnano di farle), armati esclusivamente della pienezza di sè, volgari come solo sottolineare l'ovvio sa esserlo e arroganti (perchè il successo in televisione non è un pranzo di gala....) come solo chi davvero crede di avere delle doti (o chi è consapevole di essere una nullità, ma rifiuta il proprio karma) sa esserlo, questi volti di neoprene incipriato sono talmente avvezzi all'occhio della telecamera da aver ormai annullato il confine tra pubblico e privato, tanto da montare drammetti famigliari all'italiana fino a farli apparire tragedie greche attraverso la lente televisiva.
 
E questo surrogato di "realtà", la drammaticità addomesticata, comoda, per famiglie, da mandare anche in fascia protetta, da lacrimuccia di coccodrillo per anni è passato attraverso i narcotizzati sensi di queste persone, le quali, al primo accenno di realtà "vera", non controllata, (ehi, cosa pretendevate? Erano Zequila e Pappalardo, mica Ungaretti e Quasimodo...), non appena lo sporco che per anni hanno spazzato fa capolino dal tappeto danno in escandescenze. Eh, no, troppo comodo cari miei... per anni avete guardato animali addomesticati (con tutto il rispetto per gli animali) al circo domenicale e appena la tigre si comporta da tigre (nel caso specifico forse sarebbe meglio usare un altro animale...) sobbalzate sulla sedia additando indignati l'offensore della vostra privata bambagia domenicale.
 
Non volevate il reality? Eccovelo: da anni state lobotomizzati davanti a una televisione fatta di mentecatti, di nulla che celebra il nulla.
 
Buona visione.
January 20

inutilitaria

 
 
Ci sarebbe una bellissima ed ermetica poesia pregna di significato da aggiungere..... ma oggi dove ho la testa?
January 17

La foto di una foto

 
Qualche mese fa (il 1° ottobre 2005 per l’esattezza) ero al concerto di Jamiroquai a Bologna. Un gran bel concerto, una delizia per le orecchie e per gli occhi (gran bella scenografia). Tra il pubblico ho notato una persona che si è registrata il concerto con una videocamera, guardando tutto il concerto attraverso il piccolo schermo LCD da 3 pollici scarsi (mentre lo spettacolo dal vivo si svolgeva su un palco di 30 m x 10), probabilmente per riguardarselo a casa attraverso un impianto dolby surround – o per farci una release da scaricare tramite un client peer-to-peer. Un po’ come quei turisti che di fronte a tramonti meravigliosi non si godono sensazioni, colori, odori irripetibili, non si immergono nella profondità delle sensazioni del momento ma scattano foto a raffica in cerca dell’immagine perfetta pensando al momento in cui le rivedranno comodamente seduti sul divano di casa. Sintomo di una crescente schizofrenia da immagini, di esperienze di superficie come quelle che si fanno navigando nel web, dove tutto, davvero tutto, è superficie, immersività, immediatezza, propriocezione.
Questa schizofrenia ha una certa influenza sulle nostre abitudini (in proporzione a quanto siamo o meno abituati all’esposizione ai nuovi media), tanto che in alcuni casi conta più l’immagine di un evento dell’evento stesso, è più importante cercare la ripetibilità di un’esperienza piuttosto che la sua unicità. Oppure il contenitore al posto del contenuto. Forse è anche per questo che impazza il collezionismo da edicola, dove con una modica cifra versata periodicamente si possono avere macchine (in scala), mini-coltelli, orologi del ‘700, piatti con decorazioni di Picasso, microriproduzioni perfette (leggibili al microscopio elettronico) della Divina Commedia, perdendosi così (nella logica del tutto e subito, del fast-food, dei 4 salti in padella) la fatica e la pazienza della ricerca, della preparazione che dona al raggiungimento dell’obiettivo un sapore unico ed irripetibile. E si dimentica che vedere dal vivo un quadro di Picasso anche solo una volta vale mille volte la collezione completa delle sue stampe, che godersi l’alba di un nuovo anno o un tramonto sulle Dolomiti (o dietro casa propria con la persona giusta….), vivere il momento piuttosto che congelarlo per farne la foto di una foto e soprattutto che leggendo i libri (e non trattandoli come oggetti da vetrina) si possono provare emozioni di gran lunga più belle e durature del guardare la foto di una foto di una foto.
 
Photo 1 of 4